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Un logo, in fondo, è un piccolo paradosso grafico

Un logo deve racchiudere una persona, un lavoro, una visione… dentro pochi centimetri di segno.
Un’impresa quasi filosofica. Nel caso di Marko, non si trattava solo di disegnare qualcosa di bello: bisognava catturare il suo modo di stare nel mondo.

Per arrivare a questo logo abbiamo parlato molto.

Non delle solite cose da briefing (colori, font, tendenze) ma di lui. Di come lavora, di cosa cerca quando è nella natura, di cosa prova quando aspetta il momento giusto.

A un certo punto è diventato chiaro che la soluzione non poteva essere un simbolo astratto o un logo ultra minimalista. Sarebbe stato più “di moda”, sì, ma non sarebbe stato vero, non l’avrebbe rappresentato.

Quello che continuavo a vedere nella mia testa era sempre la stessa scena:

Marko accovacciato nella natura, quasi immobile, con l’obiettivo puntato verso un animale inconsapevole che verrà osservato da centinaia di persone. Quel momento sospeso in cui il fotografo sparisce e resta solo lo sguardo.

Il logo nasce esattamente da questa immagine mentale.

La sua figura si fonde con il paesaggio, con la linea degli alberi e con la sagoma dell’animale. Non c’è separazione netta tra fotografo e natura: tutto diventa un unico racconto visivo.

Perché, osservando il suo lavoro, è evidente una cosa:

Marko non fotografa semplicemente la fauna selvatica. Entra nel suo mondo.

Quando gli ho presentato questo logo

Quando gli ho presentato questo logo è successo qualcosa di raro nel design: non c’è stato bisogno di spiegare molto.

Si è riconosciuto immediatamente in quell’immagine.

Ed è proprio questo che un logo dovrebbe fare:

non essere solo bello, ma somigliare davvero alla persona che rappresenta.

Cliente

Kaan Marko Kizil

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Creazione logo che veramente rappresenti il mondo del cliente
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svgKaan Marko Kizil fotografo naturalistico